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Intervista a Marta Spagnoli

MARTA SPAGNOLI 

Classe 1994, Marta Spagnoli è un’artista che vive e lavora a Venezia. Originaria di Verona, non lontana dalla città lagunare, ha scelto di fermarsi qui dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti. Con la sua acqua e i suoi tempi sospesi, la città è come se riuscisse a rispecchiare non solo i palazzi, ma anche la sua intimità. Scelta dalla prestigiosa Galleria Continua - che ha sede a San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Habana, Roma, Sao Paolo, Paris - Marta Spagnoli è l’autrice del quadro Pellegrini, presente nella sala della nostra sede a Palazzo Corner Spinelli su Canal Grande. Abbiamo parlato con l’artista di Venezia, di arte e della sua poetica. 

Non sei di Venezia, ma ci vivi e lavori. Da quanto? 

Sono di Verona, ma ormai è una decina d'anni che vivo a Venezia. L'ho scelta. Come ci sei arrivata? Per frequentare l'università, perché avevo scelto l'Accademia di Belle Arti. Ho sempre avuto una propensione per l'arte, fin da quando ero molto piccola e ho seguito un percorso molto lineare. Ho fatto studi artistici al liceo a Verona e poi li ho continuati qui, dove mi sono specializzata in pittura. 

E cosa ti ha fatto rimanere una volta finita l’Accademia? 

Devo dire che non ho avuto grossi dubbi. Non mi aspettavo di rimanerci così tanto, ma di fatto è un ambiente culturale molto ricco: ci sono i grandi eventi e le grandi mostre ma c'è anche un terreno underground, molto fertile, fatto di giovani artisti, anche colleghi, che dopo l'università sono rimasti a vivere qui. 

Venezia ha sempre attratto molti artisti. Qual è il motivo principale secondo te? 

Sono diversi, secondo me. Dipende dalla struttura stessa della città, dal fatto che sia sul mare e che nonostante le sue dimensioni ridotte, puntualmente si fa palcoscenico del mondo, con la Biennale e con tanti altri eventi. Allo stesso tempo ha anche degli stati di quiete, che a me piacciono tantissimo. È impossibile avere una freneticità all'interno della città. Tutto richiede tempo e questo vuol dire essere a misura d'uomo. Amo questa duplicità di città internazionale da un lato e luogo che ti permette di godere di momenti contemplativi dall’altro. 

A Venezia si ha spesso la sensazione che il tempo sia dilatato… 

È una strana sensazione, sì e credo che si senta anche tanto nel mio lavoro perché questa idea della dilatazione del tempo, della sospensione temporale, risponde anche alla mia natura di artista. Io ho bisogno di questa lentezza, magari non è sempre funzionale, ma mi serve. 

E che rapporto hai invece con l’acqua di Venezia? 

La vedi sempre: a Venezia c’è un’atmosfera umida, corposa. E anche queste immagini specchiate che poi vengono infrante dal passaggio di qualche cosa e diventano frammentate, questa luce che è sempre molto diffusa, questa vaporosità, tutto questo ha trasmesso tantissimo al mio lavoro. Di fatto credo che le mie immagini siano proprio una narrazione molto frammentata, che trasmette anche questo senso di sospensione tipico di Venezia. 

Diciamo che sei ispirata da quello che ti circonda, come è ovvio che sia… 

Sì, reagisco tantissimo, ho un legame forte con l'ambiente naturale, con quello che è l'idea di natura e Venezia ne ha una tutta sua. Io vengo da Verona, una zona di campi, terra, alberi, a Venezia c'è meno di tutto questo quindi la reazione al naturale è per forza acquatica. 

Sei rappresentata da Galleria Continua, una grande istituzione. Come ti fa sentire? 

È una grandissima soddisfazione. Ci siamo incontrati e conosciuti quando io stavo ancora finendo l'università e ora sono già cinque anni che lavoro con loro. Grazie a loro sono stata catapultata da una dimensione universitaria a una molto più ampia. L'impatto è stato stupendo. Dico sempre che non desidero essere in nessun altro punto, sia della mia carriera sia delle mie collaborazioni. 

Sono in pochi a poterlo dire… 

È stata una bella sfida per me, che ho accolto felicemente. È una galleria di carattere internazionale che mi sta permettendo di fare quello che voglio, ovvero di continuare la mia ricerca. 

Michelangelo Ravagnan, founder di Ravagnan’s | Forbes Global Properties ha scelto un tuo quadro per decorare gli uffici della sua agenzia nel Palazzo Corner Spinelli. Si intitola Pilgrims, cosa ci puoi dire di questa opera? 

Io parto sempre da un disegno che è un segno quasi filamentoso danzante che poi va a prendere forme diverse. Avendo questo interesse per il mondo naturale, il segno si fa spesso elemento organico, si fa vegetale, si fa animale. Nella tela di Michelangelo ci sono due figure centrali, umane. È un'opera del 2021 che proviene da un ciclo di lavori realizzato con in testa l'idea del corpo nudo accostato alla nudità della terra. È una riflessione sull'appartenenza culturale e anche spirituale alla terra. 

È una dimensione che indaghi in tutte le tue opere o specificatamente in questa? 

In generale mi piace indagare la propensione umana ad avere un pensiero mitico, quindi ad avere la necessità di creare dei racconti e immagini che aiutino a mettere ordine, che rappresentino, che scongiurino. Mi interessa molto questo processo umano, in chiave antropologica. Abbiamo bisogno, come umani, di un racconto mitico che aiuti ad affrontare il contesto in cui si vive e questo atteggiamento travalica i secoli. 

La tua poetica è molto intima… 

Quello che mi interessa è lavorare con un immaginario interiore. 

In che sestiere vivi di Venezia? 

Cannaregio. 

Quali sono i tuoi luoghi del cuore della città? Ce ne dici tre?

Oh, difficile questa domanda. Ti direi il mercato di Rialto perché mi sono sempre piaciuti i mercati e questo è proprio un tripudio. Se devo fare una bella passeggiata, vado al Lido e cammino sul lungomare e questo per me è uno dei lussi del vivere a Venezia. E poi amo andare anche a Torcello, mi piace andarci soprattutto a novembre, con l’atmosfera autunnale.

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